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L’icona
è un arte religiosa,ma soprattutto
teologica. Nata fin dalle origini del
cristianesimo passando attraverso
persecuzioni, arricchita dalla difficile
ricerca dogmatica dei concili,purificata
dalle prove della persecuzione
iconoclasta,l’icona fa parte della
grande corrente della tradizione,cioè
della vita interiore della chiesa,della
fede trasmessa e alla
centralità
dell’incarnazione di Dio,fatto uomo.
L’icona è strettamente
legata alla
buona notizia
(Vangelo) e alla liturgia
dove affonda le radici. Sono le culture
che il cristianesimo trova sul suo
cammino attraverso le quali traccia il
proprio cammino per incarnarsi: in
Palestina il giudaismo,in Grecia e nei
paesi del vicino Oriente l’ellenismo con
le sue varianti orientali, in Italia lo
spirito romano e la sua concezione
dell’immagine. I primi cristiani
trovarono molte opposizioni con il mondo
pagano romano,proprio per l’importanza
che quest’ultimo attribuiva
all’immagine. Dato il loro paese
d’origine,la Palestina,essi dovevano
considerare l’immagine come una forma di
idolatria,per il carattere spirituale
della loro religione,dovevano vedere
nell’idea di rappresentare dio un
ritorno al paganesimo. Così il conflitto
tra la fede e l potere politico
divinizzato si espresse nel rifiuto di
rendere il culto divino all’imperatore.
E’ appunto davanti alle immagini
dell’imperatore che
i martiri dei primi tre secoli saranno
condannati. In un primo tempo i
cristiani adottano i simboli pagani
attribuendo loro un significato più
profondo. Le stagioni,che per i pagani
erano segno della vita al di là della
morte, divengono simbolo della
risurrezione. Il giardino,il pavone ,la
colomba la palma rievocano il paradiso
celeste. La nave diventa la chiesa,il
pesce,che per i giudei era il simbolo
del nutrimento messianico,diviene,con un
acrostico,simbolo di Cristo. Ogni
lettera della parola greca i-ch-th-ù-s
si riferisce a Cristo:
Gesù-Cristo-Figlio-di Dio-Salvatore. Ma
i volti delle immagini nelle catacombe
non vengono venerate restano nella sfera
del simbolo,dal momento che la chiesa
non ha ancora elaborato le dimensioni
del mistero dell’incarnazione che
appariranno all’epoca dei primi concili.
Con l’era costantiniana,la conversione
degli imperatori e l’afflusso di nuovi
cristiani,inizia una creazione estetica
che determina l’arte dei secoli
successivi. L’arte diviene riflesso
dell’onnipotenza divina. Costantinopoli
diviene il punto di cristallizzazione di
una nuova arte,cristiana per la sua
essenza,ellenistica e orientale per le
sue radici: l’arte bizantina.
I primi avversari
dell’immagine,per timore dell’idolatria
furono,Tertulliano,Clemente di
Alessandria,Minucio Felice, e
Lattanzio,nel concilio di Elvira 300-303
dice che non sia dipinto sui muri ciò
che è onorato e adorato. Questo concilio
avviene durante la persecuzione di
Diocleziano.
L’arte sacra
trova difensori importanti come San
Giovanni Crisostomo San Gregorio di
Nissa,San Cirillo di Alessandria e San
Basilio. Nel 690 a
Costantinopoli viene convocata
dall’imperatore Giustiniano II,un
concilio che sarà importante per
l’iconografia cristiana. Il simbolo deve
far posto al volto del Dio
incarnato,alla persona storica di
Cristo. Purtroppo , a causa di molte
difficoltà,il concilio Quinisesto fu
accettato solo un secolo più tardi,da
Adriano I. La grande crisi dell’impero
bizantino non era solo una disputa
religiosa ma una fine di un epoca,dove
le molteplici
tendenze,religiose,politiche ed
economiche mettevano in discussione i
valori. Le questioni dogmatiche hanno un
influenza notevole. I concili avevano
elaborato una cristologia che veniva
messa in discussione soprattutto nelle
regioni orientali con Leone III arrivano
persecuzioni esecuzioni capitali e
distruzione di immagini,è un ritorno al
paganesimo. Ma fuori dall’impero, si
levano contro l’imperatore iconoclastico
due avversari. A Roma il nuovo
Papa Gregorio III, in Palestina San
Giovanni Damasceno appartenente alla
famiglia dei califfi ommìadi,redige nei
suoi Trattati per la difesa delle
immagini una teologia dell’icona di cui
i teologi si serviranno sempre. Il nuovo
imperatore,Costantino V, si mostrò
ancora più accanito di suo padre
convocando un concilio (Hieria 753)che è
una vera teologia dell’iconoclastia. La
promulgazione del decreto scatena una
nuova ondata di
persecuzioni,esili,esecuzioni capitali.
Nel 775 Costantino V lasciò l’impero a
suo figlio Leone IV il Cazaro,dopo la
sua morte nel 780,la reggenza passò a
sua moglie Irene,originaria di
Atene,fervente fedele,Irene modifica la
situazione. Facendo eleggere diversi
vescovi favorevoli alle immagini e
ottiene dal patriarca Paolo VI la
ritrattazione dei sui errori. Dopo la
morte di quest’ultimo fa nominare
Tarasio,il quale abolisce le decisioni
iconoclastiche di Hieria e chiede la
convocazione di un concilio, a Nicea
nel 787 ristabilendo il culto delle
immagini. I successori di Irene
furono,Niceforo Logotèta e Michele
Rangabè. Nel 813 andò sul trono Leone V
che costrinse Teodoro(815) A condannare
il concilio di Nicea e proibì il culto
delle icone. Assassinato Leone V da
Michele il Balbo nuovo Imperatore.
Successore fu Teofilo salì sul trono
nell’829 che nel 832 fece rinnovare i
decreti iconoclastici. Le prigioni si
riempirono di vescovi, di monaci,di
pittori di icone,vittime furono anche i
monaci Teodoro e Teofanie venuti da
Gerusalemme.Nel’ 842 la morte di Teofilo
segno la Fine dell’iconoclastia. Il
Potere passò nelle mani di sua moglie
Teodora e del figlio di tre anni
Michele. Durante la persecuzione
,Teodora era rimasta fedele
all’ortodossia ed aveva venerato
segretamente le icone. Non restava che
celebrare il grande avvenimento,la
vittoria dopo un secolo di lotte fu
fissata per la solennità la prima
domenica di quaresima ,l’11
marzo 843 una processione
imponente,,presieduta dal patriarca
Metodio,condotta dall’imperatrice e da
tutta la corte seguita dai monaci e dai
fedeli– di cui molti portavano ancora
sulla persona le prove della loro
fedeltà-si diressero verso S.Sofia per
celebrare la festa dell’ortodossia o il
trionfo definitivo della verità.
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